Le torte da favola di Renato Ardovino, re del cake design

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C’è chi parte da Milano in macchina per andare a prendere una torta da battesimo da lui e chi arriva dal Sud America per incontrarlo nel suo “Gran Caffé e Torteria” di Battipaglia. Per le sue fan, in pratica delle groupies pronte a seguirlo ovunque si presenti per lezioni o comparsate, Renato Ardovino è solo Renato, tout-court, l’aitante pasticcere, cake designer e cover-boy delle riviste specializzate e protagonista del programma “Torte in corso” su Real Time Tv.

Sempre elegante (“Mi piacciono la sartoria napoletana, le camicie slim, i mocassini, i pantaloni con tasca a filo”), sempre in forma (“A parte la charlotte ai frutti di bosco, che adoro, in laboratorio assaggio il minimo indispensabile e vado in palestra almeno tre volte alla settimana”), Ardovino è un perfezionista convinto: lui e i suoi dolci possono essere fotografati e ripresi solo in condizioni impeccabili; lo imbarazza farmi fare un giro nel suo Caffé tappezzato in moiré bordeaux durante uno shooting perché c’è un po’ di disordine. Ma questo non toglie nulla alla sua affabilità: chiedigli la ricetta della sua caprese al cioccolato bianco e te la darà subito con un gran sorriso.

A parte il duo emergente Red Carpet Cake Design (già definiti “i DolceGabbana delle torte”), Renato Ardovino è l’unico uomo di spicco del panorama del cake design italiano, un settore in cui il tasso di estrogeno sembra aver raggiunto la massa critica e in cui molte lo chiamano semplicemente “il re”. Basterebbe forse questo a farne un personaggio, ma non a giustificare l’adorazione che suscita. Sono infatti i suoi dolci a più piani, coperti di fiori e personaggi delle fiabe che lui stesso scolpisce nella pasta di zucchero, che per primi hanno attratto l’attenzione del pubblico appassionato. Considerato che ha già esposto una torta alla 54° Biennale di Venezia, c’è un progetto ancora più ambizioso che sogna di poter realizzare? “Una torta gigantesca per la Regina Elisabetta, con decori barocchi in bianco e avorio”. “Il re” non poteva dare risposta diversa.

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