Una generazione che salda il conto delle lotte delle precedenti. Il vice ministro al Lavoro Michel Martone ha spiegato così ieri - alla presentazione al Corriere della ricerca sui giovani fatta da Viacom, di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi -  il perché delle poche  opportunità che ci sono oggi per i ragazzi. Il vice ministro ha anche aggiunto che è fondamentale che il sistema riesca ad offrirne ancora:

 «Il punto più importante  è che i giovani tornino ad avere opportunità. Le generazioni precedenti si sono concentrate sui diritti, ma tutti i diritti costano e qualcuno li deve pagare. Per questo abbiamo questo debito pubblico: i diritti delle passate generazioni si sono scaricati su questa che non ha più opportunità»

 

Però, attenzione: questo per il vice ministro significa anche non ancorarsi a “vecchi schemi”.

«È un errore commesso da molti  giovani quello di volere il posto fisso. I ragazzi dovrebbero piuttosto voler acquisire una professionalitá sufficiente per sentirsi sicuri pur nella flessibilitá»

Eppure la ricerca  Viacom, ha spiegato Antonio Campo Dall’Orto, vicepresidente di Viacom, evidenzia che il principale motivo di  preoccupazione per i giovani è la crisi occupazionale. Ma il vice ministro ha osservato: «È vero che abbiamo perso 600mila posti di lavoro e che la disoccupazione è all’11%, il 35% tra i giovani, ma l’economia, grazie al lavoro fatto dal nostro Governo ha tenuto meglio di quelle spagnola, portoghese, irlandese e greca».

Durante il convegno c’è stato poi tempo per qualche confessione. Cosa farebbe Martone se avesse oggi 20 anni?  

Se avessi vent’anni farei politica  perchè è troppo facile limitarsi ad aver sfiducia nelle Istituzioni

In secondo luogo, e proprio facendo riferimento alla posizione accademica, Martone ha ammesso che, avendo 20 anni oggi, avrebbe fatto «qualcosa di più creativo». «Solo le istituzioni che si aprono possono sopravvivere – ha
spiegato il viceministro -  quelle chiuse verranno travolte dai tempi. La politica si deve aprire così come i partiti che
devono tornare a essere uno straordinario strumento di partecipazione. E questa è la grande forza delle primarie». E Renzi che ha perso? Non è ancora una volta la sconfitta di un “giovane”?
 

Non credo proprio che Renzi abbia fallito. Non lo penso minimamente: si è messo in discussione, ha fatto
la sua partita, ha fatto una battaglia democratica, certo ha perso ed è meglio vincere ma ha avuto il coraggio di lanciare la sfida e ha fatto bene al suo partito. Tutti si dovrebbero mettere in discussione perchè solo così si può migliorare

Infine, l’appuntamento è stato anche  un’occasione per il vice ministro del Lavoro per tornare sulla polemica che
lo ha investito quasi un anno fa, quando definì «sfigati» quanti arrivano alla laurea dopo i 28 anni, chiarendo il
contesto dove proferì la frase e chiarendo che quello ‘sfigatì rappresentava nulla di più che un sinonimo di
‘sfortunatì. «Avevo di fronte una platea di giovanissimi apprendisti che avevano deciso di intraprendere una carriera professionale da subito imparando un mestiere. Intendevo riconoscergli il valore della scelta facendogli notare che non è vero che è meglio essere laureati in lettere a 30 anni piuttosto che falegnami a 16; anzi, che nel primo caso si trattava di trentenni sfortunati perchè difficilmente avrebbero trovato lavoro, mentre per loro sarebbe stato diverso. Lo dovevo a quei ragazzi». In ogni caso, ha ammesso, che quella battuta infelice sugli studenti fuoricorso è stato «un piccolo trauma»