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Il personaggio

L’architetto ha disegnato una porta che si ispira alle regole delle sue costruzioni

  • VINCITORE DEL INSTANTHOUSE
  • Il mio padiglione che lascia entrare il cielo
    di Fabrizio Fiscaletti

  • L’INDAGINE
  • Serve dialogo tra imprese e consumatori
  • TRE NOVITÀ
  • Scorie preziose
    Massimo isolamento
    Calcestruzzo traspirante

Non ama le classificazioni, Daniel Libeskind, e lo dichiara esplicitamente. Prima fra tutte quella di decostruttivista con cui si è soliti definirlo da quando, alla fine degli anni 80, divenne famoso con il progetto del Museo ebraico di Berlino. Ma lui, incredibilmente, oggi la rifiuta: «Non mi piacciono le etichette. Soprattutto quando non appartengono al mondo del progetto ma, piuttosto, alla letteratura e alla filosofia. Più che essere raccontato con una definizione, per me conta fare architetture in grado di parlare a chi le abita con un linguaggio che sia accessibile ma in grado di emozionare».

Edificio oppure oggetto, non importa. E lo testimonia Idea, la porta che ha disegnato per Tre-Più in mostra in questi giorni al Made. Un profilo di alluminio brevettato crea un effetto ottico che la fa sembrare sospesa rispetto alla parete, la possibilità di integrare una fila di led la rende, se possibile, ancora più eterea. Ma c’è la concretezza dell’uso di un materiale sostenibile – il legno proveniente da foreste certificate – e della ricerca tecnologica che assicura la riduzione dell’impatto acustico tra gli ambienti dov’è collocata. «Offre un’esperienza sensoriale unica e aggiunge qualcosa di speciale allo spazio – dice -. Conta la percezione al tatto, l’emozione che suscita guardandola, la sua capacità di creare un’atmosfera nella stanza». I led? «La trasformano da prodotto in un talismano che combina arte, architettura e scienza per suscitare il piacere di sguardo, udito e mente» afferma, forse un po’ provocatoriamente.

Daniel Libeskind (Lódz, 1946)
La luce led, elemento da lui già esplorato quest’anno con un chandelier-scultura ideato per Sawaya Moroni e Zumtobel, un foglio di acciaio ripiegato che la riflette e la amplifica. Ma anche qui, in un oggetto che a colpo d’occhio rimanda all’archetipo formale dei suoi più famosi progetti di architettura (dal Museo d’arte contemporanea di Denver all’ampliamento del Museo di Storia militare di Dresda, inaugurato all’inizio di quest’anno) il valore «segreto» è, spiega, la combinazione tra tecnologia ed emozione: «La luce doveva sgorgare in modo naturale. Dalla teoria della relatività sappiamo della sua velocità assoluta e di come sia direttamente connessa con le origini dell’universo. E che significa vita. Ma pensando a uno chandelier non volevo un progetto “formalistico” quanto piuttosto creare un’esperienza che raccontasse il mistero, la meraviglia e la bellezza della luce».

Libeskind ha progettato una serie di edifici residenziali per il progetto CityLife oltre a una torre alta 150 metri. L’intervento fa parte del progetto di riqualificazione dell’area ex-Fiera
Ancora emozione, ingrediente dichiarato delle sue architetture. Se gli si chiede quali sono le peculiarità dei due masterplan più famosi tra quelli su cui sta lavorando, pone al primo posto il loro lato «umano»: «Sono convinto che CityLife rappresenterà un ulteriore miglioramento della qualità della vita di Milano e rappresenterà, combinando aree residenziali, commerciali, un museo, un grande parco, una tappa verso la sostenibilità della città». Ma il suo cuore batte forte per Ground Zero, la cui riprogettazione, partita nel 2004, è ormai alle battute finali: «Forse sarà per i miei trascorsi da immigrato ma questo progetto per me ha un significato tutto particolare: le vite perse in questo luogo ma lo sguardo volto al futuro con speranza. La mia architettura vuole rappresentare la pienezza della vita, gli aspetti di positività tipicamente americani come l’energia, la convinzione del valore del progresso e della libertà».

Grandi opere al di qua e al di là dell’Oceano ma – ne è convinto – tutte sono unite da un sottile filo creato dalle persone, malgrado le differenze tra Paesi e culture: «È l’energia che emanano, fondamentale per rendere vivo il mio processo creativo. Di cui rappresenta anche la sorgente», dichiara. Realizzazioni in corso di svolgimento, molte già completate (tra le ultime, l’imponente complesso residenziale waterfront «Reflections» alla Keppel Bay di Singapore) e il lancio, a Milano, del Libeskind Design, marchio di prodotti curato assieme al figlio Lev: «Come architetto rifletto sempre su chi abiterà i miei edifici; come designer il primo pensiero è alle persone che useranno i miei oggetti. Questo secondo me è il “buon design”».

Silvia Nani
17 ottobre 2012© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

laGUIDA

Il Made Expo
(riservato agli operatori accreditati)
a Milano dal 17 al 20 ottobre alla Fiera di Rho-Pero.

Orari 9-18.
Info:
www.madeexpo.it.

Da quest’anno lo spazio espositivo si sviluppa in aree tematiche, molti i convegni e i momenti di confronto sul futuro delle costruzioni. Tra le presenze straniere, 50 architetti provenienti da alcuni tra i più importanti studi di architettura degli Stati Uniti, come Gensler, Skidmore, Owings and Merrill Lllp (Som) e Perkins + Will

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l’INAUGURAZIONE

In apertura un convegno sul tema «Le reali politiche di riqualificazione delle città». Oltre a Paolo Buzzetti, presidente Federcostruzioni, e Andrea Negri, presidente della manifestazione, saranno presenti i ministri degli Esteri Giulio Maria Terzi e dell’Ambiente Corrado Clini, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e il sindaco Giuliano Pisapia, intervistato da Beppe Severgnini sul «caso Milano» in vista dell’Expo del 2015.