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mRI va alla scoperta delle più affascinanti del mondo. Ne parleremo in cicli da quattro articoli attraverso lo sguardo internazionalista del mRI style. Abbiamo scelto di iniziare da Pechino, che è stata protagonista fino a pochi giorni fa di Shibada, il congresso del Partito comunista cinese. Oggi Margherita Orsini ci parla di design.

Vedo da lontano Liu Cong camminare verso le porte della sua fabbrica di mobili alle porte di Pechino. Il passo è elastico,  ha una bella giacca di pelle e un volto che sembra più giovane dei suoi quarant’anni. Mi accoglie con gentilezza, mi offre una tazza di caffè e una visita guidata del suo piccolo impero. Sembra divertito dal mio cinese claudicante, ma di passare all’inglese non se ne parla neppure.

Dopo aver prodotto per un decennio arredi di scadente qualità su modelli copiati dai marchi più famosi, Liu Cong ha deciso di fare il grande salto e portare la sua impresa a un livello più alto. Da allora ha investito tutto il suo tempo e il suo denaro nel tentativo di trasformare l’attività in un’azienda di lusso, capace di concorrere efficacemente con i grandi nomi del design europeo e internazionale.

Come la sua, migliaia di attività pechinesi nel settore creativo stanno cercando di affrancarsi dalla nomea di produttori di merce economica e scadente. Spesso prodotta in qualche seminterrato in condizioni umane e igieniche poco desiderabili, oppure in cantieri abusivi senza le basilari norme di sicurezza. Si percepisce nell’aria il nuovo valore della qualità del prodotto, che diventa obiettivo e mezzo per una rinascita industriale, soprattutto in settori creativi come la moda, l’arredo, l’architettura e il design. Sono in molti ormai in Cina a essersi stufati di produrre robaccia.

La fabbrica di Liu Cong è un gioiello dell’architettura industriale: nuova di zecca, con moderni dormitori per i dipendenti, aree verdi, spazi gioco, stanze adibite al ping pong e uffici di vetro luccicante. Se non fosse per i cartelli scritti in ideogrammi e gli occhi a mandorla dei lavoratori, si penserebbe di essere negli stabilimenti di qualche pretenziosa azienda tedesca. Il proprietario mi mostra il suo piccolo regno con aria soddisfatta, dicendomi di aver assoldato i migliori architetti per costruire la fabbrica più bella dell’intera Cina. Il sole riflette sui vetri scintillanti degli stabilimenti e io penso a  come questo posto sia l’antipodo della tradizionale fabbrica cinese nell’immaginario collettivo.

La visita continua e arriviamo alla punta di diamante della produzione: appena entrato in funzione, un enorme ansimante macchinario dall’aria fantascientifica produce strani rumori e sforna tavole di legno a velocità impressionante. Liu Cong, fiero, mi dice di aver comprato la macchina in Inghilterra per una cifra esorbitante, assicurandomi che in Asia nessun’altra fabbrica possiede niente del genere. Questo bestione dovrebbe automatizzare gran parte della produzione, portando la qualità della finitura dei materiali a livelli straordinari.

Ecco un altro aspetto della scalata al successo internazionale delle attività cinesi: si è diffusa ormai da tempo la consapevolezza di quanto sia fondamentale investire in formazione e attrezzature per aver un sostanziale miglioramento della qualità del prodotto, sia esso una borsa, un tavolo o un grattacielo. Numerose aziende stanno investendo nella formazione degli alti quadri aziendali all’estero e sull’acquisizione delle competenze da paesi stranieri. Si è diffusa la convinzione che per arrivare all’eccellenza è necessario imparare da quei paesi che possono già vantare alti livelli nel settore di interesse.

Continuo il percorso attraverso gli stabilimenti, mi rendo conto che gran parte delle lavorazioni è eseguita a mano. Quando chiedo spiegazioni, Liu Cong, mi risponde che per ottenere un risultato impeccabile certe fasi devono essere manuali e rispettare il processo tradizionale di finitura. Ovviamente quest’approccio richiede più tempo e denaro, ma è parte integrante del piano di ristrutturazione che porterà la sua azienda verso il mercato dell’arredo di lusso. In nome di questo obiettivo, Liu Cong non bada a spese.

La visita si conclude e a me rimangono tanti pensieri in testa. Liu Cong mi saluta cordialmente, invitandomi all’apertura del suo nuovo showroom ad Amsterdam. Mi confida che ha in programma di aprire entro la fine del 2013 altri cinque punti vendita in Europa, che andranno ad aggiungersi ai tre già inaugurati con discreto successo. Sembra che la sua scalata al mercato europeo sia inarrestabile.

Sulla strada di casa mi chiedo quali saranno le conseguenze di questo profondo cambiamento pechinese nel resto della Cina. Pechino è un mercato molto fertile per i creativi di tutto il mondo, spinti dalla ricerca delle opportunità lavorative che in Europa e negli Stati Uniti mancano. Fino a qualche anno fa la scarsa reperibilità di architetti e designer cinesi di alto livello creativo spingeva i grandi studi e le grandi aziende a investire sulle menti innovative straniere, per dotarsi del know how necessario. Oggi sembra che le cose stiano cambiando. Lentamente i cinesi stanno imparando il valore, anche economico, dell’eccellenza e sembrano decisi a perseguirlo.

Quelle che un tempo erano attività di produzione scadente si stanno trasformando in realtà redditizie e di alta qualità. Le nuove generazioni hanno studiato all’estero, hanno ricevuto un’educazione internazionale e sono pronte a prendere le redini del mercato cinese per trasformarlo in una potenza di alto livello, non solo in termini di quantità ma anche di qualità.

La probabile conseguenza di questo processo è che con il passare del tempo l’establishment “creativo” pechinese smetta di considerare le menti straniere come una risorsa esclusiva di idee e di eccellenza. Da espatriata quale sono, non posso non chiedermi: il crescente trend di investimenti nella qualità produttiva e il conseguente infoltirsi della schiera di menti creative autoctone porterà alla riduzione delle possibilità per la nutrita comunità di stranieri che in Pechino vede la Mecca del proprio riconoscimento artistico?

24 novembre 2012