Si fa presto a dire design: uno pensa subito a una bella lampada o a un divano con cui arredare la propria casa. Oppure alla grafica di un manifesto pubblicitario, alle linee sofisticate di un’automobile o alla funzionalità di un tablet elettronico o di uno smartphone.
Anche, certamente. Ma oggi, complice la crisi che costringe aziende e creativi a reinventarsi e unire le forze per innovare, si assiste all’affermazione crescente del cosiddetto «design di progetto».

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Il design industriale italiano premiato dall’Adi

Il design industriale italiano premiato dallAdi

Lo testimonia l’ultima edizione dell’Adi Index, il volume in cui ogni anno l’Associazione per il disegno industriale italiano (Adi) seleziona e raccoglie i progetti che parteciperanno poi al concorso Compasso d’Oro (il prossimo sarà nel 2014). «Sempre più spesso i progetti scelti non sono soltanto prodotti – spiega la presidente dell’Adi Luisa Bocchietto – ma anche sistemi e processi che danno vita al progetto finale, che può essere un oggetto, ma anche un programma di lavoro, una campagna di comunicazione, un visual…».
La parte del leone, all’interno dell’Index 2012 presentato ieri a Milano, spetta ancora alla categoria «Design per l’abitare» (39 progetti su 111, oltre ai 17 della categoria giovani), ma crescono altre sezioni, dai servizi alla comunicazione.
Quanto alle tendenze, «il minimalismo è il tratto più rappresentativo delle proposte – prosegue Bocchietto –. Un minimalismo che però non è mai privo di poesia, di armonia e di forma. Insomma c’è una ricerca di essenzialità e funzionalità che non toglie spazio alla bellezza. Forse questo è un risultato della crisi, che sta costringendo tutti a fare un salto di qualità per rispondere ai nuovi bisogni delle persone». Minimalismo, dunque, e sistema. Ma c’è una terza parola-chiave che secondo Luisa Bocchietto descrive efficacemente il senso della selezione di quest’anno: Integrazione. «Ovvero integrazione di persone e competenze – precisa – che concorrono nella realizzazione di progetti più complessi».

E se l’Osservatorio dell’Adi è da 12 anni un importante termometro per la salute del design industriale italiano, il lavoro dell’associazione non può restare indifferente alle trasformazioni che stanno ribaltando la geografia mondiale. Ecco perché l’Adi ha scelto la Cina per inaugurare, nei giorni scorsi, la sua prima sede all’estero: da Ningbo (città di 3,5 milioni di abitanti situata in una zona di lunga tradizione manifatturiera, a sud di Shanghai) l’Associazione proseguirà la sua attività di talent scouting, nell’ottica di aggiungere nei prossimi anni una sezione internazionale al concorso, ma opererà anche come «testa di ponte» per aiutare aziende e designer interessate a inserirsi nel mercato cinese.

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