Il primo mouse di Apple e di Microsoft, il tubetto del dentifricio che sta in piedi da solo, il defibrillatore che parla al malato e i tasti di TiVo: sono solo alcune delle invenzioni che portano la firma di David Kelley, meglio noto come il pioniere del “design thinking”. Il luogo dove Kelley, classe 1951, inventa dal nulla sono i laboratori di “IDEO” la società di Palo Alto, in California, che ebbe fra i suoi primi clienti Steve Jobs ed è arrivata a contare oltre 500 dipendenti. Ciò che li distingue è avere i curriculum più differenti: ci sono ingegneri di software, giornalisti, tecnici aerospaziali, designer e quant’altro le Università, americane e non, più o meno note, possono formare. “Il nostro metodo è mettere tante gente di formazione diversa nella stessa stanza, farla ragionare su un problema da risolvere e poi vedere che cosa ne esce” racconta Kelley in un’intervista al programma “60 Minutes” della tv Cbs, spiegando che “c’è chi dice una cosa e l’esatto contrario ma poi la sovrapposizione di idee contrastanti finisce per dare vta a qualcosa di inatteso” che spesso di rivela assai utile. La genesi di “IDEO” risale al 1978 quando Kelley ed alcuni suoi ex compagni di studi all’Università di Stanford decisero di “mischiare il designer con i comportamenti umani” al fine di stimolare la creazione di una nuova generazione di oggetti che andassero incontro a bisogni collettivi. Uno dei primi clienti fu Steve Jobs, il co-fondatore di Apple, che si appassionò talmente a “IDEO” da diventare un primo cliente. E si rivelò subito assai asfissiante. “Mi chiamava sempre alle 3 del mattino – racconta Kelley – nel mezzo della notte squillava il telefono e sapevo che poteva essere solo lui, rispondevo assonnato e lui saltava i preamboli, faceva subito domande specifiche, perché approfondiva ogni singolo argomento”. Fu così che nacque il primo mouse di Apple. “All’inizio Steve Jobs partì dal prezzo, voleva qualcosa che non sarebbe costato più di 17 dollari” poi pretese che “avrebbe funzionato alla perfezione con qualsiasi prodotto Apple” e infine quando il risultato sembrava oramai ottenuto “ci obbligò a ricominiare da capo perché non gli piaceva il rumore della rotellina sul tavolo e ci chiese di ricoprirla di gomma” e non fu affai facile perché comportò ripensare l’interazione elettronica con i computer. Da allora il “design thinking” ha portato “IDEO” a firmare dozzine di prodotti Apple e centinaia di innovazioni entrate nella vita di milioni di persone perché i pulsanti di TiVo sono oramai parte della tv interattiva così come i defibrillatori capaci di parlare con una persona che ha appena subito un infarto hanno salvato innumerevoli vite. Ma quando gli si chiede quale è l’invenzione a cui è più legato, Kelley risponde indicando una sedia per classi di bambini in età elementare la cui particolarità è di prevedere uno spazio ad hoc per lo zainetto, consentendo di averlo sempre a portata di mano senza doversi in continuazione piegare per prendere libri o altri oggetti. Aumentando, obvviamente, la comodità di chi sta seduto perché questa è, in fin dei conti, il marchio di Apple: tutto deve risultare alla fine più facile, agevole, naturale. I cinquecento dipendenti dimostrano che le richieste non mancano e in effetti le richieste arrivano da ogni angolo del Pianeta: dall’accesso all’acqua potabile in India e Africa alla ristrutturazione del sistema scolastioi in Perù fino alla commercializzazione di nuovi prodotti in Cina. Per Kelley la moltiplicazione delle sfide è avvincente perché trova la maggiore soddisfazione nell’”aiutare le persone ad aver fiducia nella propria creatività”. Ma alla domanda della Cbs su cosa ritiene essere la cosa per cui più importante risponde citando Steve Jobs: “I miei figli”.