Si fa presto a parlare di car design nel nostro Paese. Anzi, è sufficiente la parola Design per far sì che ovunque si scomodino con grande facilità termini come eccellenza, bellezza e Made in Italy. Una delle facce della realtà, mostra invece situazioni in cui l’innovazione è ostacolata, il talento è messo in secondo piano, o le istituzioni non mostrano la sufficiente lungimiranza per alimentare e motivare il nostro settore. Il design è anche sopravvalutato o se ne abusa per dare peso a progetti che ne sono privi.

Per quanto riguarda la nascita o la crescita dei nuovi professionisti, inutile dire che come in tutti i settori, l’italiano volenteroso è spesso costretto a rimboccarsi le maniche e prepararsi a lottare contro tutto e tutti. Il punto di partenza per intraprendere questa carriera sono le scuole che sono tante e di ottimo livello, ma il discorso cambia se si parla nello specifico di car design. Fino a poco tempo fa era difficile trovare istituti in grado di dare un a preparazione completa sia sul piano teorico che pratico, un fatto curioso nella nazione con la tradizione motoristica più celebrata al mondo. Il recupero del terreno perso non è partito dalle Università, ma da scuole private che in breve tempo hanno raggiunto livelli di vera eccellenza. L’Istituto Europeo di Design è uno degli esempi migliori e ad oggi può considerarsi anche il più importante punto di riferimento per l’insegnamento del car design in Italia e non solo.

E’ sufficiente guardare il programma di studi per capire che la preparazione non si ferma a materie ovvie, ma va più a fondo fino al centro di questo mestiere, che è fatto di cultura, comunicazione, psicologia. Lo IED finisce tra le pagine di questa piccola rubrica di design perché da qualche anno il livello dei suoi lavori, e specialmente delle concept del Master presentate a Ginevra, è arrivato a competere se non superare quello delle Case automobilistiche e dei loro Centri Stile. Il primo progetto a calamitare l’attenzione degli addetti ai lavori è stata la bella X 1/99 del 2005, reinterpretazione della piccola sportiva Fiat del ‘72.

 

Coordinatore del Master in quell’anno era Lowie Vermeersch, designer Pininfarina prima di diventarne direttore stilistico. Le proporzioni e le superfici sono talmente ben definite e corrette per il marchio che è difficile pensare di trovarsi di fronte al progetto di studenti. In diversi dettagli un uso attento delle linee oblique riesce ad allargare visivamente sia il frontale che il posteriore, specialmente con il taglio complesso dei gruppi ottici. La vista d’insieme appare solida e dinamica anche grazie all’incavo che sorregge il padiglione: quella permeabilità della carrozzeria che è diventato uno dei trend più importanti degli ultimi anni e di cui la scuola aveva già visto il potenziale e lo aveva applicato nel modo corretto. A scuola di veggenza La scelta dei temi del Master è forse l’aspetto che più di ogni altro emerge agli occhi del professionista.

Un conto è infatti limitarsi a dare la propria interpretazione di un concetto o un trattamento estetico esistenti, un altro è riuscire ad annusare l’aria, percepire in anticipo i cambiamenti e riversarli in un progetto incastonato come un gioiello d’intuizione fra presente e futuro. Non senza un pizzico d’orgoglio, il Direttore dell’istituto César Mendoza confessa che questa capacità è il frutto dell’esperienza, e non poteva esserci risposta più vera. La rete di conoscenze e relazioni, spiega, hanno creato un volano che porta la scuola ad avere la visione corretta delle tematiche calde, dei trend emergenti, dei bisogni latenti di questo settore.

Lo IED è in parte una sua creatura e molti dei temi sono proposti direttamente da lui, ma non si tratta di una direzione dispotica, piuttosto della passione e l’amore per la propria professione riversate sugli studenti con mano paterna. Il suo compito è indirizzare i talenti e infondere con grande lungimiranza quello spirito competitivo che, volenti o nolenti, farà parte della professione, specialmente in un settore classicamente pieno di prime donne. La scuola deve essere una simulazione più fedele possibile della realtà lavorativa, per questo diventa fondamentale abituarsi ad usare lo stesso linguaggio delle aziende: dagli sketches, alle show car, passando per i comunicati stampa, tutto è realizzato secondo gli standard e nelle modalità di un vero marchio automobilistico. Per riuscirci lo IED ha da sempre invitato a collaborare i leader di settore e i designer più influenti. Ne è un esempio il concorso organizzato con Ferrari, un’ iniziativa fortemente voluta dal Direttore, che ha prodotto elaborati finali di alto livello e in cui lo IED si è classificato al primo e secondo posto 

nelle due rispettive edizioni. Per supportare ambizioni del genere, sono necessari dei docenti a diretto contatto con la realtà del lavoro: Coordinatori del Master in Transportation Design sono Luca Borgogno, Senior Designer Pininfarina e Luigi Giampaolo, Designer Maserati, due figure ideali per dei temi che facciano scattare la molla della passione sia negli studenti che nei visitatori del Salone di Ginevra dove le show car vengono esposte.