Due, tre vendemmie al massimo. Anni durante i quali custodiscono il vino, lo fanno invecchiare a regola d’arte, cedono i tannini e gli aromi che contribuiscono al bouquet finale. Ma poi, una volta esaurita la loro funzione, le botti di rovere francese – le barrique – sono destinate allo smaltimento. Nonostante gli alti costi di produzione e l’eccellente qualità del legno utilizzato. Succede così in tutte le cantine, ogni anno. Ma a San Patrignano, la più grande comunità d’Europa di recupero di tossicodipendenti – dove tra le molte attività si producono anche oltre mezzo milione di bottiglie all’anno, in particolare ottimi rossi a base sangiovese e cabernet sauvignon – hanno pensato bene di offrire una nuova vita alle botti. E di riciclarle e trasformarle in tavoli, poltroncine, librerie e persino lampade. Così è nato – grazie all’aiuto di Maurizio e Davide Riva e al sostegno di Federvini, FederlegnoArredo e Cosmit – il progetto “Barrique, la terza vita del legno”. 30 gli architetti e designer coinvolti, tutti nomi internazionalmente noti, chiamati a progettare gli oggetti di design che sono stati poi realizzati dagli oltre 200 ragazzi delle falegnamerie delle sedi di San Patrignano di Rimini, Trento e Botticella. Riciclo del legno e riscatto delle persone, attraverso alta creatività, educazione e un mestiere nobile e antico: “Si è trattato di un lavoro artigianale portato avanti con grande cura dai nostri ragazzi – spiega il responsabile della falegnameria della comunità Marco Stefanini – che hanno potuto misurarsi con progetti di livello assoluto e confrontarsi con designer. Ma la cosa più bella è stato vederli tornare ad appassionarsi a qualcosa».

I pezzi prodotti, commercializzati attraverso la rete di vendita di San Patrignano, saranno esposti al Salone del Mobile di Milano (17-22 aprile) al padiglione 11 stand B19 e C20. Il catalogo è curato dallo studio Origoni Steiner. Si va dallo “Steve table” di Giuliano Cappelletti, che rievoca la forma originaria della botte con le doghe fissate a una struttura di metallo e un piano di cristallo trasparente, al “Chinese roof” di Aldo Cibic, una doppia panca con le sembianze di una casa cinese. Dalla “Bottea” di Mario Botta, piano di seduta oppure piano di appoggio di una libreria, al “Vassoio” di Pierluigi Cerri. E ancora il paravento “Pliè” di Matteo Thun, la chaise-longue “Michele” di Erasmo Figini, la “Single lamp” di Paolo Pininfarina. Alberto Meda ha pensato a un’altalena e Alejandro Ruiz a un cavallino a dondolo: le doghe incurvate sono perfette tanto per una seduta accogliente quanto per il classico movimento basculante. San Patrignano ha invece progettato la culla “Letizia”, oggetto (più di altri) simbolo di nascita e rinascita, oggi custode di vita con le stesse doghe che prima hanno protetto il vino.

«Questo progetto rappresenta quasi un indennizzo per questo abbandono spesso inflitto alle botti – spiega Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini -. Che trenta uomini d’arte abbiano affermato altrettante ipotesi di rinascita per le botti di San Patrignano è una svolta nella storia dei contenitori in legno per le bevande alcoliche». Gli fa eco Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo: «Si tratta di un evento importante perché regala nuova vita a un materiale altrimenti destinato allo smaltimento. E nuova vita l’ha regalata sicuramente anche a tutte quelle persone che hanno lavorato nel labdesign di San Patrignano e nella sua falegnameria, un luogo che per il suo grande impegno sociale e umano ha negli anni restituito la capacità e la gioia di vivere a tanti giovani».

www.sanpatrignano.org

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