Kronberg – Il passo da una radio tascabile all’iPod è breve, più di quanto si possa pensare. E la radio in questione è griffata Braun. Non si tratta dell’ennesima
scazzottata giuridica fra colossi tech, ma di
un acclarato tributo del designer di Apple
Jonathan Ive a
Dieter Rams, che dal 1961 al 1995 ha caratterizzato i prodotti del marchio tedesco di piccoli elettrodomestici. Le linee semplici e minimali che abbiamo imparato ad apprezzare con il celebre lettore mp3 e, successivamente, con iPhone e MacBook sono riconducibili alla massima di Rams
“Meno, ma meglio” (“Weniger, aber besser” in tedesco) e alla sua propensione per una funzionalità senza fronzoli. Oggi il principio è portato avanti in
Braun da

Oliver Grabes
, capo del design dal 2009: lo abbiamo incontrato in Germania e abbiamo fatto una chiacchierata sugli scenari presenti e futuri del
design commerciale.

Partiamo dal suo passato: ha lavorato in Microsoft e Sony. In cosa differisce l’approccio di Braun e Apple?

“Se si pensa a Braun si pensa al design e alla qualità. Il
Meno, ma meglio di Dieter Rams è la perfetta definizione di cosa caratterizza i nostri prodotti: un design pulito, rivoluzionario ai tempi, mentre i concorrenti propendevano per oggetti decorati. Apple ha fatto lo stesso con i computer ed è riuscita a dare riconoscibilità al marchio. Le altre realtà non hanno un denominatore comune per quanto riguarda le linee dei loro prodotti, è solo il logo ad accomunarli”.

Seguite il dettame in modo rigoroso…

“Siamo tedeschi, ci piacciono le regole. Ma in questo caso è più un valore, crediamo in questa cosa e puntiamo a realizzare prodotti che si possano immediatamente usare, senza dover mettere mano alle istruzioni. Anche in questo Apple si è ispirata a Rams:
è il prodotto che ti dice come usarlo. I dispositivi della concorrenza sfoggiano molte decorazioni, puoi pensare che siano belli, diversi, ma magari l’anno prossimo non ti piacciono più. Se si tratta di una maglietta può andar bene così, ma un oggetto da cucina non può essere cambiato tutti gli anni”.

E come si fa a innovare partendo da questo presupposto?

“Anche se qualcosa funziona bene ed è come dovrebbe si può sempre migliorare. Si pensi a una sveglia, adesso tutti usano lo smartphone, ma ci vogliono cinque passaggi all’interno del menù per attivare l’allarme: è facile, ma non immediato. Con una sveglia vera e propria devi poter passare dall’ora attuale a quella dell’allarme con un solo tasto.
I margini di miglioramento sono nei dettagli, quelli che intervengono sulla qualità dell’oggetto”.

Tutta questa semplicità e riduzione ai minimi termini dove ci porta?

“Si torna a dare più valore agli oggetti: compro meno cose, ma migliori. Il discorso è lo stesso del cibo biologico, lo compri per te stesso, non per gli altri. Acquisti perché ti fa sentire meglio e non è nocivo per l’ambiente”.

Nella biografia di Steve Jobs, Walter Isaacson descrive uno scenario in cui sono i designer a dettare le regole agli ingegneri; è così anche in Braun?

“Penso che sia davvero così in Apple, è il segreto del loro successo. Noi designer in Braun lavoriamo a stretto contatto con gli ingegneri, siamo nello stesso edificio e sullo stesso piano. Tutto parte dalle necessità dei clienti e da lì
si prova a far convivere tecnologia e design. Spesso è difficile perché noi vogliamo oggetti sempre più piccole e materiali sempre più ricercati e gli ingegneri ci chiedono di tornare con i piedi per terra pensando alla produzione seriale. Ma ci si prova, bisogna trovare un compromesso per plasmare grandi soluzioni”.

Nella vostra competizione annuale per giovani designer avete inserito la voce sostenibilità, perché?

“Ci stiamo focalizzando molto su questo aspetto e stiamo cercando di capire come possiamo rendere la produzione più sostenibile. Bisogna considerare i materiali utilizzati, il dispendio di energia dell’oggetto, l’acqua necessaria e la fine che fa il prodotto quando esaurisce il suo ciclo di vita. Ci lavoriamo molto e con il premio vogliamo far capire l’importanza di questo aspetto, un domani probabilmente la voce non esisterà più, tutti saranno consci del fatto che è quello l’obiettivo. Fra i progetti premiati ce n’era uno molto interessante che si interrogata su
cosa succederebbe in caso di necessità, compresa la possibilità di dover mangiare degli insetti. Il lavoro del designer è questo, rendere visivamente accettabile la cosa”.