Poche persone possono confondere il Galaxy Tab 10 di Samsung con l’iPad. Questa la motivazione di fondo che ha indotto i giudici dell’Alta Corte di Londra a dare ragione al colosso coreano nella causa che vede contrapposte le due aziende per ciò che concerne i brevetti relativi al design del tablet della Mela.

Il ricorso in appello avanzato dalla società di Cupertino per invertire la sentenza emessa a luglio non ha quindi avuto esito positivo e sancisce di fatto come il pc a tavoletta di Samsung non è troppo simile (il termine utilizzato dai giudici per comparare i due prodotti ed evidenziare le differenti qualità in fatto di semplicità d’uso fu “cool”) all’iPad.

I legali di Cupertino puntavano sull’importanza dell’aspetto frontale e del form facotor del tablet per i consumatori, ma come hanno spiegato i giudici la questione, dal punto di vista legale, si è decisa su altri livelli. E cioè che non ci sono gli estremi per poter affermare che i prodotti dell’azienda asiatica violano la proprietà intellettuale di quelli di Apple.

Costretta dalla prima sentenza a diffondere messaggi pubblicitari attestanti il fatto che Samsung non violava i suoi brevetti, Apple si vede ora obbligata a rendere visibile in tal senso una nota sul proprio sito web per almeno sei mesi e a pubblicare altre comunicazioni scagionanti la rivale dall’accusa di aver copiato i prodotti della Mela su diversi magazine e giornali. La lista di cause perse dalla Mela nell’infinita diatriba in carta bollata con Samsung, per ciò che concerne il design dei tablet, inizia ora a essere consistente: dopo Paesi Bassi, Australia e Stati Uniti è arrivata ora la presa di posizione definitiva della Corte inglese. Apple, come noto, ha però vinto forse la battaglia più importante, quella che le ha assegnato (a firma del tribunale californiano di San Josè) un risarcimento di oltre un miliardo di dollari relativo alla violazione di brevetti relativi al software e al “look and feel” dell’iPhone.

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